“Dai andiamo a dare una lezione ai froci”. E’ così che è nata l’aggressione di Pordenone e che è stato selvaggiamente picchiato un giovane omosessuale disabile in piazza. Bisogna fare i nomi degli aggressori, tutti rigorosamente italiani, va sottolineato. Nicola Turan, 23 anni, indagato già per scritte razziste, Federico Scabbio e Stefano Ostarita. Mostriamo i volti e pubblichiamo le foto degli italiani aggressori così coem è stato fatto per i rumeni!!
Si è parlato di vigliaccheria, di violenza agghiacciante, ma questa azione ha un nome che deve rimanere impresso nella memoria collettiva: odio omofobo. Una violenza che nasce dalla cultura dell’odio verso i gay e che in Italia non trova ancora una sua collocazione nel codice penale. Non esistono aggravanti per questi reati. E’ uno scandalo!!
C’è una legge, la legge Mancino del 1993 che condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazi-fascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. Estendere il campo di applicazione della legge anche per motivi legati all'orientamento sessuale e l'identità di genere, permetterebbe di avere pene per la diffusione e l'incitamento di atti discriminatori verso gay e trans e pene più severe per i reati di violenza omofoba. Così oggi non è. In quell’andiamo a dare una lezione ai froci non si individua un aggravante della violenza poi espressa, con il risultato che spesso gli aggressori sono fuori dal carcere in tempi rapidi, o non ci entrano affatto.
La violenza di Pordenone non è un fatto isolato anche se questa volta colpisce ancor di più perché si è trattato di una vittima peraltro disabile. Sentiamo sempre di piu' attorno a noi un pesante clima di minaccia. C’è un clima pesante di crescente arretratezza culturale e sociale attorno ai gay. C’è soprattutto un silenzio assordante della politica attorno a tutto ciò che possa riguardarci, dalla legge anti omofobia, appunto, ai diritti civili. Si ha sempre più spesso la sensazione di un isolamento che ha come altra faccia della medaglia, invece, un uso strumentale, spesso, nella comunicazione. C’è una informazione che spesso sfrutta a fini scandalistici o di audience le polemiche sui gay, ma all’audience prodotta non corrispondono diritti. Non ci stiamo. E’ tempo di scendere in piazza e agire quotidianamente.
Per questo il sit-in di sabato va fatto davanti a Montecitorio, perché c’è una politica sorda e cieca che non tolleriamo più. Quanti gay o trans devono ancora subire violenza prima che si mettano in atto politiche adeguate? Sulla sicurezza lo scontro spesso giocato sui toni della demagogia e del populismo è quotidiano. Basti pensare a come dagli stupri si sia passati a dibattere delle ronde e dell’emergenza immigrati. Questa volta che a delinquere sono tre italiani si parla di un fatto episodico. Non è così. Ci vogliono risposte politiche urgenti e concrete. Scendiamo in piazza e facciamoci sentire. Basta violenza e subito una legge anti-omofobia.
Imma Battaglia
Presidente DiGayProject